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17/04/2021
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Referendum sulla Nuova Costituzione il 25 gennaio

Ancora una volta i movimenti sociali scrivono la storia: La Bolivia degna avanza verso la propria rifondazione


AUTORE:   Alex Contreras Baspineiro

Tradotto da  Manuela Vittorelli


Cochabamba - Il vecchio orologio del Palazzo Legislativo di La Paz segna le 12.55. Il Presidente della Repubblica, Evo Morales Ayma, non riesce a contenere l'emozione e scoppia a piangere, i dirigenti dei movimenti sociali si stringono in un abbraccio, i migliaia di manifestanti gridano la loro contentezza e agitano le bandiere e le wiphala [le bandiere che rappresentano i popoli indigeni delle Ande centrali e della regione amazzonica boliviana, N.d.T.], i minatori fanno detonare candelotti di dinamite e i contadini suonano i loro pututu. È una giornata storica per la Bolivia perché il Congresso Nazionale ha approvato con due terzi dei voti la convocazione del referendum sulla Nuova Costituzione Politica dello Stato che si svolgerà il 25 gennaio del 2009.
“Da questo momento cominciamo la campagna per approvare al cento per cento la nuova Costituzione Politica dello Stato”, ha detto il Presidente davanti a migliaia e migliaia di persone che dopo avere marciato per giorni hanno vegliato tutta la notte in piazza Murillo.

Il Capo dello Stato ha sottolineato che la nuova Costituzione istituzionalizzerà vari benefici, come la Renta Dignidad [pensione di 2400 bolivianos (266 euro) all'anno destinata a tutti coloro che abbiano superato i 60 anni e non abbiano altre rendite, di 1800 per chi abbia una rendita, N.d.T.], il Bono Juancito Pinto [sussidio annuale di 200 bolivianos (26 euro) assegnato ai bambini iscritti dal primo al sesto grado scolastico, N.d.T.] e la Nazionalizzazione degli Idrocarburi.

Le autonomie dipartimentali – come quelle indigene e municipali – saranno garantite e rese costituzionali, e con un atto di giustizia si riconosce la Bolivia come uno Stato Unitario Sociale di Diritto, Plurinazionale, Comunitario, Sovrano, Interculturale e con Autonomie.

Elogiando la lotta e il compromesso dei movimenti sociali, Morales Ayma ha dichiarato: “La rifondazione della Bolivia ci ha uniti… Plaudo alla decisione della COB di unirsi alla CONACALM”.
La marcia da Caracollo (Oruro) fino alla La Paz è stata guidata dai principali dirigenti della Central Obrera Boliviana (COB) e la Coordinadora Nacional para el Cambio (CONALCAM); attorno a esse si sono aggregate più di 95 organizzazioni sociali di tutto il territorio nazionale.



La via si fa con l'andare

Dopo 190 chilometri a piedi in otto giorni, dopo aver patito la fame e la sete in villaggi situati a quattromila metri sopra il livello del mare, aver dormito sotto le intemperie nel freddo dell'altipiano e avere sopportato una campagna mediatica che li ha demonizzati come “cercatori” di democrazia, migliaia e migliaia di boliviani e boliviane sono arrivate il 20 ottobre a La Paz.
Come un gigante addormentato che si stesse risvegliando, i rappresentanti dei movimenti sociali, orgogliosi della loro cultura, vestiti dei loro abiti e accompagnati dalla loro musica e dalle loro tradizioni, durante il cammino hanno ricevuto non solo cibo e bevande, ma soprattutto solidarietà.

La marcia, la più grande della storia democratica del paese – nel centro nevralgico della politica boliviana – si è trasformata in una festa multiculturale e multietnica che ha sorpreso i connazionali e gli stranieri.

Una settimana fa nessun politico mostrava alcun interesse a individuare soluzioni concertate: si cercava ancora una volta la polarizzazione del paese per favorirne la frammentazione e la divisione. Ma i passi della gente in marcia hanno tracciato l'unica via possibile: quella del dialogo urgente.

“È un grande trionfo della Bolivia, perché lì si sta costruendo un progetto che include tutti... Questo non è un progetto del governo o dell'opposizione, è un progetto dei boliviani”, ha dichiarato il rappresentante dell'Organización de Estados Americanos (OEA), Raúl Lagos.
Attraverso una legge speciale interpretativa dell'articolo 233, il Congresso Nazionale ha convenuto di convocare un referendum costituzionale il 25 gennaio 2009 ed elezioni generali nel dicembre del prossimo anno.

“Le comunità indigene, contadine e native, così come tutti i movimenti sociali, non intendono aggredire alcun parlamentare né alcun cittadino come hanno fatto gli autonomisti con le loro azioni razziste. Noi difendiamo la cultura della vita”, ha sottolineato il dirigente della CONALCAM Fidel Surco.

I marciatori sono giunti a La Paz dai dipartimenti di Santa Cruz e Oruro, Tarija e Potosí, Beni e Chuquisaca, Pando e Cochabamba, in rappresentanza delle organizzazioni rurali e urbane che vogliono e sostengono il processo di cambiamento.

Più di cento articoli

Il passo faticoso ma fermo dei boliviani in marcia ha fatto sì che l'opposizione e il governo imparassero a dialogare e accantonassero interessi politici e personali per giungere ad accordi concreti.

La seduta del congresso si è protratta per più di 16 ore.

Le posizioni intransigenti di alcuni giorni fa, come “nel nuovo progetto non cambierà una sola virgola, tranne la questione delle autonomie” o “non approveremo una costituzione macchiata di sangue”, sono state messe da parte.

Secondo il vice Presidente della Repubblica, Álvaro García Linera, sono più di cento gli articoli modificati, alcuni nella forma e altri nella sostanza.

“Le forze politiche hanno concordato più di 100 correzioni al nuovo testo costituzionale in tema di elezioni, autonomie, diritto comunitario e ordinario, tra le altre”, ha dichiarato.

Tra gli accordi raggiunti c'è la questione della terra, motivo di grande preoccupazione per i settori produttivi; si è stabilito che i risultati del referendum dirimente, per quanto riguarda il possesso di 5 o 10 mila ettari, non influirà su chi era titolare di queste terre prima della consultazione e svolge funzioni economiche e sociali.

Per quanto riguarda le autonomie, si è riusciti ad arrivare a un capitolo molto più completo, solido e maggiormente legato alle aspettative dei dipartimenti di Tarija, Beni, Santa Cruz e Pando.
In queste quattro regioni si sono tenuti referendum autonomisti giudicati illegali.

“Ha vinto la Bolivia. È il coronamento di uno sforzo che si è protratto per due anni della nostra vita politica... Siamo soddisfatti per vari motivi, perché è il culmine di una fase in un paese che ha lottato per anni per l'inclusione sociale”, ha detto García Linera.

Anche se permangono alcune divergenze di carattere regionale, soprattutto tra i parlamentari di Santa Cruz e Chuquisaca, la maggioranza dei quattro raggruppamenti politici (MAS, MNR, UN e PODEMOS) ha stabilito un accordo che essenzialmente rafforza il sistema democratico boliviano.



Scavarsi la fossa

Grazie alla forza dei movimenti sociali l'opposizione non solo è stata messa sotto pressione, ma indebolita e infine sconfitta.

Fino a ieri, impiegando una strategia comunicativa unica su tutti i mezzi di informazione commerciali, gli oppositori avevano affermato che “la costituzione masista sarebbe stata approvata solo passando sui loro cadaveri”.

Oggi alcuni piangono sulla sconfitta, altri non possono accettare il duro colpo e altri ancora cercano di giustificare l'ingiustificabile.

Il prefetto di Chuquisaca, Savina Cuéllar, ex masista, ha detto: “Quelli che hanno appoggiato il Congresso Nazionale sono traditori. Non possiamo approvare questa costituzione venezuelana, faremo una campagna per il no”. “Non siamo stati presi in considerazione... la questione delle competenze delle autonomie non è stata definita appieno”, ha dichiarato il deputato dell'opposizione Pablo Klinsky; il Comitato Civico di Santa Cruz ha respinto gli accordi congressuali e ha dichiarato lo stato d'emergenza, mentre il capo di PODEMOS, Jorge Quiroga, ha ammesso che nel suo partito esistono delle divergenze”.

“I neoliberisti devono scavarsi la fossa. Il popolo boliviano ha trionfato e dobbiamo organizzarci e prepararci per governare e prendere il potere nei prossimi 20 anni”, ha detto il leader della COB Pedro Montes.

Il parlamentari dell'opposizione che in passato hanno manovrato questo paese a loro capriccio sono stati sconfitti, i movimenti sociali che appoggiano il processo di cambiamento si sono rafforzati: la Bolivia sta avanzando verso la propria rifondazione…


Evo Morales riceve benedizioni da un prete indigena durante un rituale a Santa Cruz il 23 ottobre. Delegati da  18 paesi di tre continenti  sono fra i 15 000 partecipanti all'incontro internazionale di solidarietà con la Bolivia e Evo Morales che durerà tre giorni. Foto Reuters Pictures


Il vice-Presidente Alvaro Garcia Linera balla con una Ecuatoriana a Santa Cruz il 23 ottobre 2008. Foto Reuters Pictures


Originale : Bolivia digna avanza hacia su refundación

Articolo originale pubblicato il 21/10/2008

L’autore

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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AL SUD DELLA FRONTIERA: 24/10/2008

 
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