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17/04/2021
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Larry Summers, una scelta suicida


AUTORE:  Mark AMES

Tradotto da  Manuela Vittorelli


Sappiamo tutti, in un angolo della nostra mente, che l'incredibile vittoria di Barack Obama sarà inevitabilmente seguita dalla delusione. Ma deve arrivare così presto, e in modo così doloroso? La risposta sarà sì, se Lawrence Summers verrà nominato segretario del tesoro nel gabinetto del nuovo presidente, come ritengono alcuni osservatori.

Summers è stato uno dei principali architetti della nostra crisi finanziaria: metterlo a risolvere i problemi economici è tanto sensato quanto incaricare Paul Wolfowitz di sovrintendere al ritiro dall'Iraq. E se si osserva la scia di disastri economici che Summers si è lasciato alle spalle in altri paesi colpiti dalla crisi che si sono fidati delle sue consulenze in passato, più che di “delusione” dovremmo parlare di “terrore”.

È opinione diffusa che Summers sia la scelta “centrista”: Fareed Zakaria (“Penso che Summers sia un uomo straordinariamente brillante”) e David Gergen (“Larry Summers farebbe un lavoro superbo”), due titani del centrismo, domenica al programma di Stephanopoulos sono entrambi intervenuti a favore di Summers. E tuttavia finora le discussioni su Summers si sono limitate a soli due momenti vergognosi della sua carriera: la nota interna della Banca Mondiale del 1991 in cui definiva l'Africa “SOTTO-inquinata” e le sue più recenti dichiarazioni, quando era presidente ad Harvard, sull'inferiorità genetica delle donne nella matematica e nelle scienze. Di per sé questi due incidenti potrebbero essere accantonati come provocazioni di un eccentrico, come affermano molti suoi sostenitori; ma a giudicare dai trascorsi di Summers, che lo hanno visto presiedere alla distruzione di intere economie e insabbiare rapporti clientelari e casi di corruzione, la sua nota sull'Africa e le sue dichiarazioni sessiste non sono eccezioni ma fanno invece parte di uno schema inquietante.

Fin dall'inizio Summers si è trovato dalla parte sbagliata dei sostenitori di Obama. Nel 1982, quando ancora era laureando ad Harvard, Summers fu portato a Washington dal suo relatore Martin Feldstein, economista della politica dell'offerta, per entrare nel Council of Economic Advisers di Reagan. Quei primi anni dell'amministrazione Reagan furono fondamentali nella guerra della destra contro i residui del New Deal nella regolamentazione del sistema bancario e dei mercati finanziari: quella guerra fu vinta dalla squadra di Reagan, e oggi ne stiamo tutti facendo le spese. Anche se Summers finì poi per identificarsi con il Partito Democratico – benché con l'ala destra del partito – come scrisse Peter T. Kilborn del New York Times nel 1988:

Ha lavorato per 10 mesi come top analyst nel Council of Economic Advisers del Presidente Reagan quando lo dirigeva il suo mentore, Martin S. Feldstein, e i suoi colleghi non ricordano di avergli sentito esprimere alcuna eresia anti-Reagan all'epoca...

“Una delle ironie di questo mestiere è che le idee economiche di Summers sono molto vicine a quelle di Feldstein”, ha detto William A. Niskanen, che faceva parte del consiglio diretto da Feldstein.

Ironico, se ci si aspetta che Summers sia un liberale democratico, ma normale se si considerano i veri trascorsi di Summers. Una quindicina d'anni dopo il lavoro nella war room della politica economica reaganiana, Summers riappare come uno dei cattivi che mandarono all'aria i tentativi di regolamentazione di Brooksley Born, la presidente della Commodity Futures Trading Commission che stava cercando di richiamare l'attenzione sui pericoli dei derivati non regolati, come i credit default swap, che oggi sono considerati la chiave dell'attuale crisi economica.


Lawrence Summers

Ma torniamo al curriculum di Summers. Dopo aver lavorato nella squadra di economisti reaganiani fece ritorno ad Harvard come uno dei professori più giovani di quell'università. Nel 1988 divenne il principale consigliere economico di Michael Dukakis, ma quando la campagna Dukakis non si rivelò utile alla sua ascesa si volse al più grande rivale dell'America, l'ex Unione Sovietica, per cimentarsi nei suoi esperimenti economici. Nel 1990 la Lituania, riottosa repubblica sovietica con aspirazioni indipendentiste, assunse Summers perché fornisse le sue consulenze sulla trasformazione economica del paese. La povera Lituania non sapeva in cosa si era cacciata. Per Summers fu la prima occasione per intervenire su un paese in crisi economica e mettere in pratica le sue teorie da bambino prodigio. I risultati furono, letteralmente, un suicidio: nel 1990, quando arrivò Summers, il tasso di suicidi della Lituania era 26,1 per 100.000 abitanti, in calo. Solo cinque anni dopo che Summers aveva messo le mani sull'economia del paese la vita era diventata così insopportabile sotto la transizione economica che il tasso di suicidi giunse quasi a raddoppiare, salendo a 45,6 per 100.000: peggio di qualsiasi altra ex repubblica sovietica in transizione. Di fatto, si trattò del più alto tasso di suicidi al mondo, e suggerì una transizione economica particolarmente dura e brutale rispetto agli altri paesi, dove peraltro la sofferenza e il dolore erano comuni. Le cose peggiorarono così tanto che nel 1992, dopo solo due anni di politica economica summersiana, i traumatizzati lituani fecero tornare al potere il partito comunista, prima nazione dell'Europa Orientale a fare una cosa del genere nonostante solo un anno prima dei lituani fossero morti proprio combattendo il comunismo.

Fresco del suo successo in Lituania, Summers si spostò alla Banca Mondiale, dove fu nominato capo economista nel 1991, l'anno del famoso promemoria “dai, inquiniamo l'Africa”. Fu anche l'anno in cui Summers e il suo protetto di Harvard Andrei Schleifer (che aveva lavorato con lui alla trasformazione economica della Lituania), avviarono il catastrofico “salvataggio” dell'economia disastrata della Russia. È, questa, una complicata storia di corruzione, clientelismo e distruzione economica. Ma alla fine degli anni Novanta il PIL della Russia era crollato di più del 60%, la sua popolazione pativa il peggiore rapporto morti/nascite di qualsiasi altro paese industrializzato nel ventesimo secolo, e i mercati finanziari che Summers e Schleifer avevano contribuito a creare crollarono in quello che fu allora il più grande default del debito mai visto. Il risultato fu l'ascesa di Vladimir Putin e un'avversione nazionale nei confronti dei liberi mercati e tutto ciò che sia associato al liberismo occidentale.

Ma non è tutto. Summers, attraverso Schleifer, si macchiò anche di corruzione, come risultò da una causa del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti contro Schleifer e altri. Mentre negli anni Novanta Schleifer veniva pagato dai contribuenti statunitensi per consigliare i russi sui mercati dei capitali, sua moglie, Nancy Zimmerman, comprava e vendeva equity per un fondo speculativo di Boston da lei diretto: usavano perfino gli uffici di Schleifer, pagati dai contribuenti americani, per condurre le operazioni speculative di Zimmerman a Mosca.

Quanto erano vicini, Larry Summers e Andrei Schleifer? Secondo l'ex corrispondente economico del Boston Globe David Warsh, Summers “era tra i migliori amici” di Schleifer e viceversa; Summers era stato professore di Schleifer e “lo aveva mandato al MIT per il dottorato, lo aveva portato con sé in una missione di consulenza in Lituania nel 1990, e nel 1991 promosse il suo ritorno come professore ordinario a Harvard, dove fu considerato, dopo Martin Feldstein e Summers stesso, il leader della nuova generazione”.

Nel 2000 il Dipartimento della Giustizia chiese 102 milioni di dollari di danni a Schleifer, uno degli associati a Harvard di Schleifer e all'Università di Harvard in una causa sul conflitto di interessi emerso dal ruolo di Schleifer come principale consulente statunitense per le riforme economiche della Russia: si metteva in discussione il modo in cui Schleifer e sua moglie avevano tratto vantaggio dalla sua posizione. La squadra di Schleifer a Mosca era finanziata da USAID (United States Agency for International Development) in base a un contratto diretto e senza appalto, e godette del sostegno di Summers quando questi passò al Dipartimento del Tesoro nel 1993. Dunque Schleifer trasse vantaggio due volte dal rapporto con Summers: la prima, procurandosi un buon contratto come uomo del governo degli Stati Uniti a Mosca negli anni Novanta, quando Summers ricopriva una posizione di potere nel governo degli Stati Uniti, situazione da cui trasse benefici il fondo speculativo di sua moglie (quest'anno Portfolio ha scritto che i fondi speculativi degli Schleifers potrebbero averli resi miliardari); la seconda, quando Schleifer ritornò ad Harvard per affrontare la causa, e Summers – ora presidente di Harvard – presiedette a un controverso accomodamento che tirò fuori dai guai il suo protetto. Grazie alle pressioni di Summers Schleifer conservò la poltrona ad Harvard, dove insegna ancora oggi.

L'altro beniamino di Summers in Russia era Anatolij Čubais, che è costantemente in vetta alla classifica degli uomini più odiati in Russia. Čubais fu l'esecutore del programma di privatizzazione del governo russo, in cui compagnie dello stato del valore di decine di miliardi di dollari furono svendute a soggetti interni per una frazione del loro valore in aste palesemente truccate. Summers definiva Čubais un “semidio” e chiamava lui e la sua banda di liberisti “il dream team”. Nel settembre del 1998, dopo che i mercati dei capitali della Russia crollarono, e con loro miliardi di prestiti finanziati con i soldi dei contribuenti americani, Čubais si vantò con un giornale russo: “Li abbiamo truffati”. Si riferiva alle istituzioni occidentali e americane che finanziavano le sue riforme.

Alla luce di tutta la corruzione, il clientelismo e la devastazione che hanno caratterizzato la sua carriera, le dichiarazioni di Summers sull'Africa “sottoinquinata” e l'inferiorità intellettuale delle donne non sembrano più eccentriche provocazioni ma parte integrante del pacchetto Summers. E ora si dice che il Presidente Obama potrebbe consegnargli le chiavi del tesoro nazionale, il che significa che sarebbe responsabile di un salvataggio da mille miliardi di dollari dell'industria finanziaria, un processo già viziato da conflitti di interessi, clientelismo e corruzione, come ben spiegato da Naomi Klein.

Il salvataggio, così come è stato concepito, minaccia di devastare l'economia americana come furono devastate quella russa e quella lituana. L'idea che questo possa essere il posto e il momento giusto per affidare a Larry Summers il futuro della nostra economia è così spaventosa che fa sembrare quasi pittoresca la candidatura di Sarah Palin alla vicepresidenza. Non ci resta che sperare che le voci si sbaglino.


Originale da: Larry Summers, a suicidal choice

Articolo originale pubblicato l'11/11/2008

L’autore

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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IMPERO: 15/11/2008

 
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